I 4 Effetti del Covid-19 sui Contratti Internazionali: 2 Vaccini per Arginare le Conseguenze.

La pandemia da Covid-19, che sta coinvolgendo in modo quasi uniforme l’intero tessuto produttivo mondiale, si ripercuote anche sui contratti in essere tra i vari soggetti economici mondiali e, in particolar modo, quelli italiani costituiti, per la maggior parte, da micro, piccole e medie imprese, a volte anche artigianali.

Il lockdown

adottato dai vari Paesi sta incidendo sulla capacità produttiva delle imprese che si vedono impossibilitati a rispettare gli impegni contrattuali assunti a seguito delle seguenti 4 conseguenze.
a) Mancato approvvigionamento delle materie prime a causa della chiusura degli stabilimenti che le producono e necessarie alle varie filiere produttive dei beni commissionati.
b) Mancata produzione dei beni oggetto del contratto a causa della chiusura totale o parziale delle fabbriche, con l’impossibilità di rispettare la puntuale consegna delle merci.
c) La mancata consegna dei beni prodotti poiché il trasporto è ostacolato dal “lockdown” che subisce il terzo interessato al trasporto e/o alla consegna dei beni medesimi.
d) L’alterazione dell’equilibrio contrattuale tra le parti dovute alla modifica delle pattuizioni per l’intervento anche degli effetti testé menzionati che possono addirittura far venir meno l’interesse dell’altro contraente alla regolare esecuzione del contratto.

Il corto circuito che la pandemia genera nella supply chain dei beni oggetto del contratto comporta in capo al produttore/venditore conseguenze rilevanti che lo espongono a serie responsabilità per inadempimento fino alla risoluzione del contratto con conseguente richiesta di risarcimento dei danni.

Tuttavia l’impresa che ha disciplinato il rapporto commerciale con l’altro contraente straniero per mezzo di un contratto ben strutturato trova nelle norme del commercio internazionale due validi strumenti che lo salvaguardano da rilevanti conseguenze pregiudizievoli:
i) La clausola di force majeure,
ii) La clausola di hardship.
La prima, permette al contraente di non rispondere del suo inadempimento se è imprevedibile, fuori dal suo controllo e impedisce l’esecuzione del contratto.
La clausola di hardship, invece, esonera la parte contrattuale dall’adempiere i suoi obblighi qualora provi che la sua prestazione è divenuta eccessivamente onerosa per causa imprevedibile al momento della conclusione del contratto e inevitabile.

Entrambi i predetti rimedi richiedono tempestive azioni che il contraente è tenuto a compiere pena la decadenza dal beneficio previsto.

La tempestiva attivazione di tali rimedi diventa di fondamentale importanza soprattutto per le aziende italiane che, a seguito del DPCM del 22 marzo 2020 come modificato dal DM del 25 marzo 2020, si sono viste costrette a chiudere, ridurre la loro attività produttiva con la conseguente impossibilità di onorare gli impegni contrattuali assunti con i loro partner esteri.

Avv. Roberto Delli Passeri